Attac Pomezia

Contro la crisi, riprendiamoci ciò che è nostro

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X Università popolare di Attac Italia – Genova 21-23 maggio 2010

Pubblicato da attacpomezia su 12 maggio 2010

Genova 21, 22 e 23 maggio

Decima Università Popolare di Attac Italia

CRISI ECONOMICO-FINANZIARIA E CRISI CLIMATICA-AMBIENTALE: PROPOSTE PER INVERTIRE LA ROTTA

Interventi di Bersani, Carchedi, Moscato, Porcaro, Ravaioli, Sodano, Valli.

Sono passati ormai più di due anni dall’esplosione della crisi capitalistica mondiale, partita con il fallimento di importanti istituzioni finanziarie e divenuta in breve tempo la cartina di tornasole di una serie di nodi del modello di sviluppo economico degli ultimi decenni. Un anno durante il quale le istituzioni finanziarie internazionali, i governi e i poteri economico-finanziari hanno dato risposte, diverse tra loro, ma accomunate da un unico obiettivo: far ripartire il modello neoliberale senza metterne in discussione i presupposti e scaricandone gli effetti economici, occupazionali, ambientali e sociali sulle popolazioni. Ma l’insufficienza di tali proposte è resa evidente dal duplice fallimento di due importanti vertici internazionali : quello della Fao nel novembre scorso a Roma e quello di Copenaghen sul cambiamento climatico in dicembre

Attac intende fare il punto sulla situazione, approfondendo gli intrecci fra la crisi economica e la crisi ambientale, analizzando criticamente le risposte date e proponendo una lettura che, a partire dai beni comuni -cibo, acqua, energia, diritti sociali- e dalla parola-chiave della riappropriazione sociale delinei un quadro di riferimento utile ai movimenti sociali per disegnare un nuovo modello di società.

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Questa crisi riconferma l’indispensabilità della lotta contro la finanziarizzazione dell’economia

Pubblicato da attacpomezia su 30 aprile 2010

La crisi economica è tutt’altro che finita.

Si tratta di una crisi mondiale che non ha origine da qualche isolato speculatore o da qualche paese marginale, bensì nasce dal centro del sistema, la finanza statunitense.

Affermare che la sua causa scatenante sia il sistema finanziario non vuol dire che la crisi sia esclusivamente un problema del sistema finanziario “cattivo” che si riversa su un’”economia reale sana “.

L’obiettivo di ogni detentore di capitali è quello di ottenere, nel più breve tempo possibile più denaro di quanto ne avesse prima:la fase produttiva è per lui solo un termine medio inevitabile, un male necessario.

La produzione è sempre produzione allo scopo del conseguimento di profitti e le merci ed i servizi vengono prodotti non per la loro utilità ma solo in quanto consentono di perseguire tale obiettivo.

Per questo si hanno avute nella storia periodiche ondate speculative e finanziarie. 

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Il fallimento pilotato dei comuni italiani

Pubblicato da attacpomezia su 7 gennaio 2010

Articolo pubblicato sul numero di Dicembre 2009 di  Altraeconomia

Gli enti locali non possono più permettersi i servizi pubblici, a causa di minori trasferimenti dallo Stato, del taglio dell´Ici e delle regole di Bruxelles

“Ho fatto cambiare il cartello affisso fuori dal mio ufficio: non più sindaco, ma curatore fallimentare”. Giorgio Dal Negro è sindaco di Negrar, una cittadina da 17mila abitanti in provincia di Verona. Dal Negro è anche presidente dell´associazione dei Comuni veneti (Anci Veneto). “Pensavo di poter amministrare bene, e invece sono nella situazione di veder fallire le mie aziende, senza poter far nulla”.

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Il modello decaduto

Pubblicato da attacpomezia su 20 ottobre 2009

di Luciano Gallino – da Repubblica.it, 20 ottobre 2009

Con le dichiarazioni a favore del posto fisso, ma anche di previdenza e sanità pubblica, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha fissato i punti salienti del programma con cui il centro-sinistra (non la destra) potrebbe presentarsi alle prossime elezioni, quale che sia la loro data.

Non sono dichiarazioni del tutto inedite. A favore del posto fisso e contro la proliferazione del lavoro flessibile Giulio Tremonti si è espresso in varie occasioni negli ultimi due anni. Ma ieri ha collegato l’importanza del posto fisso come “base della società” agli strumenti di protezione delle famiglie, propri dello stato del benessere, quali le pensioni pubbliche e un sistema sanitario nazionale. Ha notato che se le prime dipendono dai centri della finanza, e il secondo non esiste, come avviene in Usa, quando si perde il lavoro si finisce a mangiare cibo per gatti in una roulotte. E addio all’istruzione dei figli.

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Sta per arrivare la morte del dollaro

Pubblicato da attacpomezia su 7 ottobre 2009

di Robert Fisk

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.

Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

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